di GIUSEPPE BRIGANTI
E’ una domenica pomeriggio di calcio come tante altre, quella del 14 aprile 2012. E’ Pescara-Livorno, 14esima giornata del campionato di serie B. Piermario Morosini cade a terra, ma si rialza subito. Come ha sempre fatto, sul campo come nella vita, caratterizzata da qualche gioia e da molti lutti: i genitori morti troppo presto, un fratello suicida, una sorella disabile della quale occuparsi a tempo pieno.
Piermario Morosini cade di nuovo ma si rialza ancora. Cade una terza volta, infine si arrende a un arresto cardiaco. Il panico che esplode allo stadio non impedisce un soccorso tempestivo, inutile: il giocatore si spegne quasi subito. E’ il momento della disperazione e delle lacrime. Una cardiomiopatia aritmogena di origine genetica, si dirà poi.
Quando una giovane vita termina così, apparentemente senza senso, le menti più lucide corrono a cercare un significato. E’ il rifugio classico ai dolori più improvvisi, un modo come un altro per non vacillare. Tuttavia, la morte di Piermario Morosini, di cui oggi ricorre il quarto anniversario, un significato ce l’ha. Ha aperto gli occhi su un fenomeno frequente ma trascurato: la sicurezza sui campi di calcio. Grazie a un venticinquenne che quattro anni fa si è accasciato a terra per non alzarsi più, molti sportivi, a prescindere dalla categoria, potranno essere salvati dall’arresto cardiaco. A un anno dalla scomparsa il mondo del calcio, ancora scosso dalla morte del calciatore, recepiva una direttiva del ministero della Salute (decreto Balduzzi): qualsiasi struttura agonistica, dalla seria A alla terza categoria, deve dotarsi di un defibrillatore semiautomatico.
E’ anche questo il modo giusto per celebrare Piermario Morosini. Un giocatore che è passato per molte città e molte squadre, anche per la Reggina. Con gli amaranto ha giocato diciassette partite, da agosto 2009 a gennaio 2010. Alla città dello Stretto era approdato dopo tre ottimi campionati nella serie cadetta con Bologna e Vicenza. Dopo la Reggina, ancora Vicenza, un rapido passaggio all’Udinese e infine Livorno, che sarebbe stata la sua ultima esperienza. In mezzo, molte soddisfazioni con la maglia della Nazionale Under 21, con la quale partecipa agli Europei di categoria del 2009.
Sono in molti a ricordarlo, oggi. Ricorrenti sono alcuni pareri, capaci di restituire il senso di una vita trascorsa – a dispetto della professione – semplicemente, giocando a pallone, facendo il proprio dovere con discrezione e senza eccessi. Pareri riassumibili nelle affermazioni di Giacomo Tedesco. La bandiera amaranto in una recente intervista ha lodato le qualità da calciatore ma soprattutto dell’uomo: “Ho un ricordo bellissimo di lui. Un ragazzo molto educato e disponibile”. Piermario Morosini era semplicemente questo: un bravo ragazzo che giocava a calcio. Nell’epoca degli eccessivi e dei comportamenti fuori dalle righe, basta questo a fare di lui qualcuno di cui sentire la mancanza.
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