CAMPO CALABRO – «Intitolare al sindaco Mimmo Creaco il nuovo Parco Verde». Questa la proposta del consigliere di Passione Civile Sandro Repaci in merito al maestoso spazio urbano inaugurato negli scorsi mesi dall’amministrazione guidata dal sindaco Mimmo Idone. «Quattro anni fa, proprio in questi giorni – ricorda Repaci – concludeva la sua lunga esistenza terrena il professore Domenico Creaco . Fra i fondatori della Democrazia Cristiana a Campo Calabro, per quattro volte indimenticato sindaco del paese, ha perfettamente incarnato la figura di amministratore pubblico così come si immagina debba essere: capace,onesto, modesto, disinteressato, generoso, privo di ogni ambizione personale, parsimonioso fino all’esasperazione nell’uso del danaro pubblico. Fu nel corso del suo primo mandato di sindaco, dal 1964 al 1970, grazie alla legge n. 167 del 18 aprile 1962, “Disposizioni per favorire l’acquisizione di aree fabbricabili per l’edilizia economica e popolare” che venne individuata e vincolata ad uso pubblico quell’area al centro del paese fra la via Mazzini e la Via Campo Piale – Delcroix all’interno della quale sorgono oggi le case di edilizia popolare, il Centro polifunzionale, il Parco verde. Tutte le amministrazioni che si sono succedute – prosegue Sandro Repaci – hanno poi avuto parte nel dipanare tutti i problemi legati ai contenziosi amministrativi sollevati dai proprietari, che hanno portato alla riacquisizione onerosa dell’intera area da parte del comune, e nella progettazione e realizzazione del Centro Polifunzionale. Sono passati più di cinquant’anni, ed oggi quell’area è interamente destinata a servizi: attraverso ben quindici amministrazioni comunali, nonostante le varie vicissitudini amministrative, non si è comunque perso il filo dell’intuizione degli anni ‘60, ed è quasi un miracolo. Intitolare il nuovo Parco Verde al Sindaco Mimmo Creaco – conclude l’ex candidato sindaco – sarebbe quindi non solo un doveroso gesto di riconoscenza nei confronti di un uomo che ha dedicato l’intera vita al servizio della sua comunità, ma anche una maniera per ricordare a tutti noi, che ne beviamo oggi l’acqua, chi ha scavato i pozzi».
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