di PAT PORPIGLIA
L’ALIENAZIONE DELLA COSCIENZA
Bambini cenciosi
Si trascinano moribondi
Lungo le nere strade
D’un insensibile pianeta.
“Un urlo di rabbia mi si blocca in gola!”
Una luna infreddolita
Oscura l’effimera presenza
D’un barbone vissuto
All’ombra del nulla.
“Stronza società di merda!”
Madri dilaniate d’atroce dolore
Tengono vivi nella mente
I volti smunti di figli sepolti
Negli abissi d’un mare ingrato.
“Pace e bene fratelli”
Le mie stanche membra
Rinnegano i sogni sereni
Tra lenzuola di seta dai bordi dorati.
Timido risveglio di coscienza!
“Finalmente!”
Costretti a vedere in televisione o a leggere nei giornali le quotidiane stragi che si consumano in ogni angolo del globo terrestre ci sentiamo di concordare con lo scrittore Elie Wiesel che in una recente intervista ha affermato: “Qualcosa di malvagio continua ad agitare gli animi di questo mondo”.
Non ho la presunzione di avere il diritto di elargire giudizi sia perché non sono esente da peccati sia perché riconosco i miei limiti, ma mi spingo a esternare i miei sentimenti e pensieri con i miei umili versi e con la sola intenzione di condividerli con persone amiche che possono eventualmente aiutarmi a comprendere meglio sia me stesso che il mondo che mi circonda.
In un’epoca di aridità spirituale e di confusione governata da falsi miti, dal superfluo, dall’arroganza, dall’utilizzo a fini personali del potere, dall’uso della forza, dalla perdita generalizzata dei principi etici e morali (quest’ultimi radicati sulla correttezza, il perdono, la giustizia e l’amore per il prossimo), l’uomo sembra avere perso il senso della direzione e dell’onorabilità.
La mia poesia riflette questo senso di perdita e di “alienazione della coscienza” dell’uomo.
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