di TULLIO CARACCIOLO
La Regione Calabria ha presenziato, con l’assessore alle Politiche sociali Federica Roccisano, alla V^ Conferenza nazionale sulle politiche della disabilità svoltasi nei giorni scorsi a Firenze. Una due giorni davvero importante nel corso della quale si è discusso e dialogato con i massimi rappresentanti delle istituzioni, ad ogni livello, con gli operatori del settore, le parti sociali e le organizzazioni rappresentative dei soggetti con disabilità.
La Regione Calabria è stata rappresentata, oltre che da Federica Roccisano, anche da diversi esponenti del mondo delle associazioni e del volontariato che autonomamente si sono organizzati per partecipare attivamente alla discussione e far sentire il loro punto di vista.
L’assessore Roccisano, che ha aderito sin da subito all’importante Conferenza nazionale unitamente al governatore della Calabria, è convinta che la Calabria deve mettersi in linea con le politiche nazionali in materia di inclusione dei disabili. In tal senso, ha dichiarato: «E’ mia intenzione ufficializzare l’adesione della Regione alla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. Dopo dieci anni dalla sua ratifica la Regione non può rimanere indietro, anche per dare una missione chiara alla Riforma delle Politiche Sociali in via di approvazione».
Nel corso della Conferenza di Firenze, infatti, è stato presentato il secondo programma biennale di azione per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità. Un documento, non vincolante, ma finalizzato ad attuare in maniera determinante anche in Italia la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, di cui quest’anno ricorre il decennale. L’obiettivo generale è di passare da un “welfare” incentrato sul bisogno, basato quindi su un’ottica assistenzialista, ad un “welfare” basato sui diritti umani. Il documento, infatti, non parla di persone disabili, con un problema o un bisogno e necessità di cura, bensì di persone con disabilità. Ed è per tali ragioni che le politiche per la disabilità non devono essere, quindi, politiche mirate ad un dato gruppo di persone ma all’intera collettività
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