Caso Dicandia, il M5S: «Libertà di espressione a rischio»

14 Luglio 2017
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«Il caso del giovane avvocato Gianluca Dicandia ci spinge a domandarci se in Italia esista ancora la libertà d’espressione». Così i deputati del M5S in commissione Affari istituzionali. 
Gianluca Dicandia, avvocato praticante che si occupa di diritto dell’immigrazione e attivista della rete “Resistenze Meticce”, è stato denunciato in base all’articolo 290 del codice penale, che punisce il “vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate”, per aver criticato pubblicamente i decreti Minniti-Orlando durante una manifestazione in piazza del Pantheon a Roma. Sulla questione i parlamentari del Movimento hanno presentato una specifica interrogazione a risposta scritta, che vede come prima firmataria la deputata Federica Dieni, rivolta al ministro dell’Interno Marco Minniti. 
Lo scorso 20 giugno, nel corso della manifestazione sulla Giornata mondiale del rifugiato, Dicandia ha denunciato pubblicamente le conseguenze dei provvedimenti governativi sulla vita dei migranti, “destinatari di norme allucinanti che eliminano qualunque tutela”. «Parole – sottolineano i parlamentari del M5S – che rappresentano la libera espressione di idee politiche». 
«Quando Dicandia si allontanava dal microfono – continuano – sarebbe stato avvicinato da due agenti che lo avrebbero identificato, ritenendo quelle parole offensive verso le istituzioni, tanto che successivamente avrebbero chiesto a Riccardo Noury, portavoce di Amnesty, di dissociarsene. La richiesta di identificazione avrebbe in seguito provocato la reazione della piazza che urlava “vergogna” all’indirizzo degli agenti per quella che veniva reputata come un’intimidazione. Subito dopo, Dicandia e altre persone sono stati oggetto di una denuncia  per violenza o minaccia alle forze dell’ordine».
Pertanto, i portavoce del Movimento chiedono al ministro Minniti «se  non consideri l’operato degli agenti coinvolti nell’episodio descritto in premessa come una violazione della libertà di espressione, se sia conseguente a eventuali ordini superiori e se l’amministrazione abbia reputato di avviare eventuali approfondimenti o azioni di altro tipo riguardo a quanto accaduto». 

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