VILLA. Disservizi idrici a Piale, interrogazione dei consiglieri di “Villa Riparte” sul serbatoio di “Pirgo”

10 Agosto 2017
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VILLA SAN GIOVANNI – Di seguito il testo dell’interrogazione a risposta scritta e orale presentata dai consiglieri di “Villa Riparte” (Antonio Salvatore Ciccone e Lina Vilardi) durante la recente seduta del consiglio comunale, avente ad oggetto “Disservizi erogazione acqua potabile dal serbatoio di “Pirgo” a servizio esclusivo del quartiere di Piale di Villa San Giovanni”:

PREMESSO:

Che ormai da un mese si registrano i disservizi in oggetto dai residenti del quartiere di Piale, Cittadini della Città di Villa San Giovanni , e più specificatamente oltre alla cronica qualità dell’acqua (spesso torbida e con residui) si è aggiunto in questo ultimo periodo (uno o due mesi) in particolar modo a partire dalle fasce orarie tra le 19,00 e le 21,00 circa, l’assenza totale di erogazione dell’acqua, con le conseguenze del caso anche in considerazione del particolare clima torrido di questo periodo.

Ci risulta, da informazioni verbali ricevute dal servizio e dall’assessorato al ramo, il quartiere di Piale sia l’unico ad essere in sofferenza.

Inoltre, ed in considerazione della superiore premessa che, identifica l’uso di un  serbatoio ad uso esclusivo (salvo emergenze) nella fattispecie denominato “ Piale”, anche eventuali “emergenze” non potrebbero giustificare una diversa destinazione del prezioso ed insostituibile liquido, per eventuali bilanciamenti di erogazione verso altre zone bisognose della Città, se non saltuariamente ed in via eccezionale.

SI CHIEDE

  • di effettuare i necessari controlli, per capire e valutare le azioni correttive, tenuto conto che la particolare configurazione del serbatoio di Pirgo, due vasche separate, una per il comune di Campo Calabro destinata al quartiere di Campo Piale, ed una per il comune di Villa San Giovanni destinata all’uso esclusivo del quartiere di Piale di Villa S.G. richiede un’azione congiunta e condivisa tra le due amministrazioni di analisi della problematica, al fine di capire, eventuali difetti strutturali e/o (ad esempio)di impermeabilizzazione delle due vasche e/o malfunzionamenti della necessaria strumentazione ed apparecchiatura (ad esempio valvole) che regolano in ingresso ed in uscita in modalità autonoma e separata l’erogazione alle due reti distributive interne e distinti dei comuni e dei due quartieri limitrofi.
  • di effettuare tutti i controlli sulla rete di distribuzione interna al quartiere di Piale alle varie saracinesche di distribuzione ed a quanto serve per verificare la reale pressione e portata della condotta a partire dal serbatoio di Pirgo, compreso, sino a valle fine condotta dedicata(all’incirca presso altro serbatoio sulla strada provinciale denominato “ Piale”).
  • di procedere ad una rideterminazione dei ruoli e consumi di acqua potabile ai residenti di Piale di Villa San Giovanni in compensazione dei disagi e disservizi in merito alla non erogazione nelle fasce orarie indicate e in merito alla qualità (torbidità e residui) del bene primario denominato acqua.

Ciò premesso:

Nel raccogliere e fare nostre, le preoccupazioni, sotto il profilo igienico sanitario, in una contingenza come quella attuale di ristrettezza di risorse idriche vogliamo con la presente interrogare nel merito ed a supporto della richiesta di chiarimenti, sottoporre al consiglio comunale alcune riflessioni di indirizzo politico – amministrativo in merito;

”Problematiche acqua: politiche di gestione – ottimizzazione delle risorse ”

La popolazione del pianeta è triplicata nel corso di questo secolo. Il consumo mondiale di acqua dolce è aumentato del 700%. Dal 1970, la quantità d’acqua disponibile per ogni essere umano è diminuita del 40% e due abitanti su cinque hanno problemi in materia di approvvigionamento idrico. Anche l’Europa deve affrontare problemi analoghi. Un terzo del continente si situa al di sotto della soglia di 5000 metri cubi per abitante e per anno – non solo nelle regioni mediterranee, ma anche in alcuni paesi settentrionali, a forte densità di popolazione e industrializzazione.

A livello europeo, il 54% dell’acqua è consumata dall’industria, il 26% dall’agricoltura e il 20% per usi domestici, ma questa ripartizione media può variare notevolmente da un paese all’altro. La pressione dovuta alla domanda sempre maggiore di acqua determina in molte regioni uno sfruttamento eccessivo delle riserve locali. D’altra parte, venti paesi europei dipendono, per oltre il 10% dei loro consumi, dalle acque di fiumi e corsi d’acqua provenienti da Stati vicini e questa dipendenza raggiunge il 75% per i Paesi Bassi e il Lussemburgo.

I prelievi effettuati dall’uomo non possono ignorare i vincoli imposti dal ciclo naturale dell’acqua – ma purtroppo molto spesso è questo che avviene. La gestione dell’acqua, un problema comune di tutti gli Stati membri, è diventata un’importante politica dell’Unione europea. Si tratta di un problema complesso che richiede la mobilitazione delle attività comuni di ricerca. I campi di ricerca sono numerosi: controllo e ottimizzazione dell’utilizzo, tecnologie di depurazione, considerazione dei cambiamenti istituzionali e culturali, istituzione di programmi di pianificazione e tutela delle risorse, valorizzazione di soluzioni poco o affatto sfruttate come il recupero delle acque piovane e delle acque dilavanti, tecniche di dissalazione, ecc.

Queste attività sono indispensabili proprio perché le previsioni sul cambiamento climatico non escludono sconvolgimenti idrologici di ampia portata che rischiano di comportare inondazioni, siccità, mettendo in pericolo le risorse idriche e la loro qualità.

  1. Fattori di funzionalità nella gestione dei sistemi idrici

Una gestione sostenibile delle risorse idriche disponibili è da connettere certamente con la definizione e la ottimizzazione di fattori di funzionalità. Tale ottimizzazione va perseguita con l’introduzione di innovazioni tecnologiche volte:

  1. a) alla riduzione delle perdite,
  2. b) all’aumento della efficienza energetica,
  3. c) alla protezione della qualità dell’acqua etc..

L’attività di controllo necessaria al raggiungimento dell’obiettivo suesposto deve riguardare il livello fisico, il livello socioeconomico, il livello legale e il livello tecnico. Bisogna cioè conoscere la topologia delle reti e delle loro ramificazioni insieme alle condizioni di funzionamento, stabilire in base alla loro natura pubblica o privata della gestione se debbano essere tenuti in conto i requisiti sociali o l’analisi costi-benefici.

Inoltre a livello legale vanno stabilite delle norme per la qualità e la quantità dell’acqua immessa in rete e distribuita agli utenti. Ovviamente al livello tecnico spettano il rispetto dei limiti idraulici determinati dalle condizioni di esercizio giornaliero e la previsione e il controllo di eventi di crisi.

  1. Le problematiche aperte dalle innovazioni contenute nel D. Lgs. 152/2006

Il D. Lgs dedica uno specifico articolo (Art. 149) al piano d’ambito prevedendo una serie di adempimenti per ogni piano e cioè:

– ricognizione delle infrastrutture

– programma degli interventi

– modello gestionale ed organizzativo

– piano economico-finanziario

Al fine di migliorare la qualità dei piani di Ambito, per quanto attiene sia alla programmazione degli interventi progettuali e di gestione sia alla valorizzazione della risorsa idrica, risulta necessario l’approfondimento di alcuni strategie operative.

Tali strategie possono essere riassunte come segue:

  1. a) interventi sulla rete di distribuzione per la limitazione delle perdite in rete e per la emersione dei consumi idrici non censiti (perdite apparenti)
  2. b) realizzazione di campagne di sensibilizzazione per la riduzione del consumo domestico di acqua
  3. c) incentivazione delle misure per il contenimento dei consumi domestici di acqua
  4. d) implementazione di sistemi per il riutilizzo delle acque depurate

Altra problematica da tener presente è quella della sostenibilità della gestione delle risorse idriche che non può essere limitata alla sostenibilità economico-finanziaria ma deve essere estesa alla sostenibilità etico -sociale.

  1. Pianificazione delle risorse in base alle direttive UE

La Direttiva 2000/60/CE istituisce un quadro per la protezione delle acque superficiali interne, delle acque di transizione, delle acque costiere e sotterranee che impedisca un ulteriore deterioramento, protegga e migliori lo stato degli ecosistemi acquatici e degli ecosistemi terrestri e delle zone umide, agevoli un utilizzo idrico sostenibile, miri alla protezione rafforzata e al miglioramento dell’ambiente acquatico.

Scopi della Direttiva sono, pertanto, quelli di protezione, salvaguardia e miglioramento della qualità ambientale e di un uso razionale delle risorse naturali basato sui principi della precauzione, della prevenzione, della riduzione dei danni prodotti all’ambiente e sul principio chi inquina paga.

Altro obiettivo fondamentale della Direttiva è quello connesso al raggiungimento di standard ambientali; la Direttiva stabilisce, infatti, che gli Stati membri adottino tutte le misure necessarie a impedire il deterioramento delle acque superficiali e sotterranee e proteggano tutti i corpi idrici al fine del raggiungimento del buono stato delle acque.

Negli ultimi trent’anni si è assistito ad un incremento significativo dei fenomeni di crisi idrica e siccità sia per frequenza che per intensità.

  1. Attività di ricerca sulle risorse idriche

Dal punto di vista scientifico, in accordo con l’inquadramento delle problematiche e delle priorità delineate dal quadro normativo comunitario e nazionale, l’attività di ricerca sulle risorse idriche deve rivolgere particolare attenzione alla pianificazione e gestione delle stesse a scala di bacino e alle tematiche di protezione delle risorse idriche sotterranee e alla qualità fluviale ad esse connesse, alla gestione degli eventi estremi quali siccità e inondazione, all’inquinamento delle acque per effetto delle attività civili, industriali e agricole, ma anche agli aspetti di risparmio idrico e riuso delle acque.

  1. Equilibrio tra costi e ricavi

Altra problematica è legata al raggiungimento dell’equilibrio costi-ricavi, ossia alla difficile armonizzazione tra i costi di investimento, i ricavi del gestore e lo sviluppo tariffario.

Questo, che è senz’altro uno dei nodi più complessi del processo di modernizzazione della gestione dei sistemi idrici, richiede l’elaborazione di modelli in grado di ottimizzare tutti i fattori, fino al raggiungimento di una variazione tariffaria capace di realizzare il programma degli investimenti e di portare i servizi di acquedotto, fognatura e depurazione a livelli elevati di efficienza ed efficacia.

Sarà necessario ridefinire e discutere di nuovi ed innovativi criteri digestione per il controllo delle perdite nei sistemi acquedottistici mirati, da un lato, ad un efficiente controllo del cielo piezometrico delle reti di distribuzione e, dall’altro, ad una concreta riduzione delle perdite idriche.

Il problema delle perdite, oggi, affligge in maniera rilevante i sistemi idrici che risultano poco efficienti ed affidabili. Il recupero di un’aliquota dei rilevanti volumi idrici dispersi permetterebbe sia di alleviare il problema dell’affannosa ricerca di nuove fonti di alimentazione avviata dagli enti gestori, sia il risparmio dei costi derivanti dall’adduzione e dal trattamento.

Tale constatazione, unita alle indicazioni della normativa riguardante il settore delle risorse idriche, ha sensibilizzato gli operatori nei confronti della tematica delle perdite, con conseguente sviluppo di studi finalizzati alla stima, al controllo e, quindi, alla riduzione delle stesse.

In tale contesto si inseriscono, appunto, i moderni criteri di gestione delle reti acquedottistiche, tramite cui è possibile attuare un controllo attivo del sistema distributivo ad esempio; mediante l’installazione in rete delle valvole di regolazione di pressione (PRV Pressare Reducing Valves) localizzate e regolate in maniera opportuna. Mediante tali valvole è, inoltre, possibile attuare la cosiddetta “distrettualizzazione” della rete, ovvero la sua suddivisione in distretti (zone ristrette della rete ad accessi limitati e con un numero ridotto di utenti) e la determinazione del livello di perdita per ogni singolo distretto.

Il fine di un progetto di ottimizzazione del sistema distributivo, come già accennato, è ottenere un più efficace controllo delle pressioni (da cui, come si evince da diversi studi, dipendono, almeno in parte, le perdite) e delle portate in ingresso ed in uscita per regolare il carico piezometrico: esso costituisce, quindi, uno strumento per migliorare sensibilmente il funzionamento idraulico di un sistema idrico, con effetti benefici sulle perdite reali e sulla frequenza delle rotture.

  1. Conclusioni: Senza acqua non c’è vita !!.

 

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