
Il consigliere regionale Francesco Cannizzaro, capogruppo Cdl a Palazzo Campanella
Si era detto sempre tranquillo davanti all’inchiesta di ‘ndrangheta in cui, poco meno di un anno fa, era risultato indagato per corruzione elettorale aggravata dall’aver favorito un’associazione mafiosa. E oggi, infatti, la Giustizia gli dato ragione, facendolo esultare dopo un periodo che comunque, nonostante la fiducia e l’ottimismo, non deve essere stato facilissimo per lui.
Francesco Cannizzaro, consigliere regionale capogruppo a Palazzo Campanella della Casa della Libertà, già amministratore di lungo corso nel comune di Santo Stefano in Aspromonte ed ex consigliere provinciale, politico ben voluto e amato anche dai giovanissimi in tutto l’hinterland reggino, non può che gioire per la sentenza del Gup di Reggio Calabria Adriana Trapani (Giudice udienza preliminare) nel processo “Ecosistema” celebrato con rito abbreviato e che, appunto, lo ha visto tra gli imputati.
È stato lui stesso a darne notizia, con un post sul proprio profilo Facebook: «Sono stato assolto – comunica Cannizzaro – con formula piena, perché come ha scritto il Giudice “Il fatto non sussiste”. Come vi avevo già informati quando ricevetti l’avviso di garanzia sono stato sempre sereno, fiducioso e rispettoso nella Giustizia, perché assolutamente certo e consapevole dell’ assoluta regolarità e legalità della mia condotta personale e politica…». Un risultato che lo galvanizza ulteriormente per proseguire nel migliore dei modi il suo impegno politico: «Avanti tutta… Continuiamo a lavorare come sempre per la nostra Calabria», conclude su Facebook il leader Cdl.
Nell’inchiesta era coinvolto pure l’ex consigliere ed ex assessore regionale Pasquale Tripodi, anch’egli assolto, come sono stari assolti l’attuale sindaco di Palizzi Walter Scerbo e l’ex sindaco di Motta San Giovanni Paolo Lagana’, mentre con il rito ordinario resta ancora sotto processo il sindaco di Bova Marina Vincenzo Crupi.
Totalmente bocciata dal Gup, dunque, la richiesta del pm della Dda che per Cannizzaro e Tripodi aveva invocato due anni di reclusione ciascuno. (f.m.)
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