Coronavirus. Susy, reggina d’origine, non ce l’ha fatta: lettera degli ex compagni di classe

13 Aprile 2020
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“Prima che te ne andassi,
C’era qualcosa che avrei potuto dire
Per far battere meglio il tuo cuore?
Se solo avessi saputo che hai dovuto sopportare una tempesta…
Allora, prima che tu te ne andassi
C’era qualcosa che avrei potuto dire
Per porre fine a tutto ciò che faceva male?”
Quando un figlio di Calabria se ne va, non lo fa mai per sempre
Quando un amico di Calabria ti saluta, non è mai un addio.
Quando Susy ha lasciato il suo San Roberto, le sue tracce e la sua presenza hanno continuato a riempire le strade che noi, suoi amici d’infanzia, percorrevamo con lei, ad occupare le panchine di legno su cui ci sedevamo, a rallegrare i muretti all’ombra della quercia di Via Fosso su cui trascorrevamo i pomeriggi.
E come volava, quel tempo. Come sembrano volati veloci come un batter d’occhi quegli anni trascorsi tra banchi di scuola di legno sulle sedie che ti strappavano i collant freschi di bucato, e i pomeriggi a giocare a fare i grandi, che il solo poter fare da solo a piedi il tragitto di 3 km tra casa e scuola era abbastanza per farti sentire adulto.
Quanto poco maturi eravamo, a credere che quella spensieratezza sarebbe stata eterna? Quanto illusi eravamo, a credere che quella compagnia, quegli amici, sarebbero stati gli stessi da cui saresti corso a raccontare le grandiose novità della tua esistenza: un nuovo vestito per la domenica, tuo padre che aveva comprato un televisore, tua sorella maggiore che si sposava.
E Susy che partiva. Sì, perché la scuola era finita e perché a zonzo non si poteva stare e al nord c’erano i parenti che ti potevano ospitare finché non trovavi un lavoro.
E allora i primi addii, le prime lacrime; ma soprattutto, i primi “non ci perderemo mai”. Perché per quanto la vita possa farti percorrere strade separate, lontane le une dalle altre, quelle promesse vengono mantenute.
Perché non c’è tempo che possa farti scordare quelle chiacchiere, quelle risate, quelle sensazioni. Non c’è spazio che possa separare ciò che il vero affetto ha unito.
È così che funziona, quando un figlio di Calabria se ne va. Ciò che ha lasciato apparterrà sempre a lui.
E così sarà per Susy. La sua dolcezza, la sua simpatia, il suo sapersi sempre distinguere non verranno dimenticati. I legami che ha costruito e mantenuto, anche a migliaia di chilometri di distanza, la terranno in vita qui, dove è nata e cresciuta; il suo ricordo sarà indelebile nei cuori di tutti noi, perché una tale bellezza non può essere oscurata dalle ombre dell’oblio.
Ti vorremo bene per sempre, Susy.
I compagni di classe 1966, la Classe di Ferro

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