«In questi interminabili mesi segnati dalla pandemia – ha ammesso Sebelic – abbiamo lavorato senza sosta per fornire un servizio non occasionale e capillare a coloro che sono stati maggiormente colpiti dall’attuale crisi socio-sanitaria ed economica». In una nuova sede, che è quella nota in città per aver ospitato l’ex mattatoio comunale, i giovani della San Vincenzo, hanno continuato, anche sotto emergenza, con tutti i rischi del caso ma anche con le dovute precauzioni, a distribuire viveri ed indumenti. E continuano a farlo aprendo i locali il mercoledì e venerdì, dalle 10 alle 11, per continuare a donare abiti su richiesta a chi ne avesse bisogno.
«L’infezione da Sars-Cov-2 ha sicuramente rivoluzionato le nostre vite – ha proseguito Simone, giovanissimo presidente dell’associazione – Con un quadro normativo sempre in continua evoluzione, i mesi di Marzo ed Aprile sono stati un banco di prova per rodare un servizio molto più dinamico ed immediato». I reparti di distribuzione sono stati ripensati per garantire in totale sicurezza la prosecuzione delle attività, il tutto grazie ai soci e a volontari dell’associazione «che ha dedicato parte del suo tempo – prosegue il presidente – esponendosi ad un pericolo che allora come oggi rimane in parte sconosciuto, in uno dei periodi più bui dell’ultimo decennio». Tanto per citarne alcuni, i capigruppo Teresa Barresi, Yasmine Toto ed Umima Ferryat, per quanto riguarda la somministrazione dei viveri e degli indumenti, e Bruno Mamone, per quanto riguarda il comparto archivistico e logistico, fino ad arrivare ai soci adulti, tutti uniti allo scopo di non interrompere gli aiuti nella società nonostante la pandemia e portare anche un po’ di gioia tra i bambini raccogliendo e distribuendo giocattoli nel mese di novembre.
«Dopo un periodo come questo, che rimarrà per sempre impresso nelle nostre menti, l’associazione ne esce più unita, grazie anche alla partecipazione di nuovi giovani ed adulti – conclude Sebelic – Noi ci siamo ed insieme ad altri siamo pronti a fare la nostra parte». Per colorare le vite degli altri e farsi luce per chi, senza solidarietà, vivrebbe sempre al buio.
G.S.
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