Profughi ucraini, il Comune di Santo Stefano pensa a un “Villaggio dell’accoglienza” nella colonia Franchetti di Mannoli

13 Marzo 2022
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SANTO STEFANO IN ASPROMONTE – L’Amministrazione comunale di Santo Stefano in Aspromonte non intende restare neutrale e insensibile di fronte a «un dramma umano inimmaginabile» come quello della guerra in Ucraina e il conseguente «esodo di massa  forzato di proporzioni mai viste». Ecco perché ha comunicato alla Prefettura di Reggio Calabria e al Dipartimento della Protezione civile della Regione Calabria,  soggetti istituzionali competenti in materia, la messa a disposizione di due alloggi di edilizia residenziale pubblica per dare ospitalità ai profughi provenienti dall’Ucraina.

«Trattasi solo di due – puntualizza il sindaco Francesco Malara – in quanto la normativa regionale in materia precisa che il Comune può disporre per casi emergenziali solo di tre alloggi (uno è già utilizzato) cosiddetti “riservati” ed infatti non appena la Regione Calabria adotterà, per come già dichiarato, un provvedimento di modifica della suddetta normativa gli alloggi di edilizia residenziale pubblica disponibili per i profughi saranno molti di più.

Inoltre – continua il sindaco Malara con grande orgoglio – anche alcuni cittadini della Comunità di Santo Stefano in Aspromonte hanno dichiarato di essere ben disponibili a mettere a disposizione, e quindi ospitare gratuitamente in appartamenti liberi di loro proprietà, i profughi provenienti dalla guerra in Ucraina».

Ma non è tutto. Il primo cittadino stefanita suggerisce, infatti, «la possibilità di utilizzare per il medesimo scopo la Colonia Franchetti di Mannoli; trattasi di una sorta di villaggio sito nel nostro Comune dove un paio di decenni addietro insisteva una Colonia per bambini; essa è fortemente idonea rispetto alla necessità di ospitare famiglie con bambini, fino a circa un centinaio di persone,  grazie alla presenza di più edifici abitabili, grandi spazi liberi, locali di ottime dimensioni per la mensa e per riunioni o altre attività comuni; si tratterebbe nei fatti di un Villaggio dell’Accoglienza dove le famiglie profughe potrebbero stare da sole ma anche in gruppo nel rispetto delle loro tradizioni». A ciò si aggiunge la possibilità di utilizzare i beni confiscati presenti sul territorio e non ancora assegnati al Comune: «Si tratta di 5 immobili in grado di ospitare circa 50 persone», conclude il sindaco Malara ribadendo a nome della propria amministrazione «la piena disponibilità per il supporto di qualunque esigenza nell’ambito di questa diaspora  con tutti i mezzi di cui dispone».

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